Alea (Intervista)
Filed under: Interviste | Data: 15/11/2006
Voce inconfondibile, beats potenti su cui si incastrano rime cristalline e taglienti, testi consapevoli e prepotentemente comunicativi.
La fanciulla in grado di produrre tutto questo si chiama Alea.
Rappresenta per Napoli.
Gli ingredienti per considerare la giovane mc di Acerra (Na) una delle più interessanti promesse della scena attuale, quindi, ci sono tutti.
Fedelissima a quella tradizione del vinile tutta hip hop, fa uscire per Jet Pilder Records nel maggio del 2006 il suo debutto “Ghetto – The 12-inch debut single”, un 12 pollici con il quale dà prova di essere una delle artiste più genuine in Italia in quanto a metrica e contenuti.
Le rime sono rigorosamente in lingua napoletana.
Napoli e l’ hip hop: un matrimonio che continua a dare alla luce artisti di ottima qualità e che ha trasformato la città in una delle più promettenti fucine creative della scena. Politiche pubbliche deviate e malate, disagio diffuso, criminalità organizzata -e non- sono purtroppo quotidianamente sotto gli occhi di tutti i napoletani. Il rap di Alea, quanto mai autentico, nasce in questo contesto e non può che essere intrinsecamente politico. Che è altra cosa da “politicizzato”…
Scambiamo due parole con lei per conoscere meglio il suo sound, la sua attitudine e i suoi progetti futuri.

Quando e come mai ti sei avvicinata all’ hip hop?
Io mi sono innamorata del rap tra l’estate e l’autunno del 1996. L’ho conosciuto tramite la radio, tramite le canzoni che andavano in quel momento – Killing me softly dei Fugees, Aspettando il sole di Neffa e altre – e in particolare tramite un programma che andava in onda il martedì notte su una radio napoletana. Sentivo che quel mondo era il mio mondo, che quei ritmi e quelle atmosfere, anche se venivano da lontano, parlavano della realtà che io vivevo e in cui ero cresciuta e avevano una spontaneità e una vivacità che avevo dovunque intorno a me e dentro di me. Fu molto spontaneo per me fare i primi freestyle, e poi scrivere i primi rap.
Quali sono state le tue principali fonti di ispirazione?
Principalmente il rap newyorkese, da Notorious BIG ai Mobb Deep, da Roxanne Shanté a Nas, dai Blackmoon ai Gangstarr, dai Tribe Called Quest ai De La Soul, da Smiff-n-wessun a Big L; insomma tutto il rap fatto bene, laddove per rap ben fatto intendo: il rap che parte da uno stimolo reale, dalla necessità di esprimere qualcosa; il rap ritmicamente impeccabile, che sta sul beat come il beat comanda (citando i Run-DMC); il rap che segue una metrica musicale e immediata, che non prescinde dal gusto della chiusura del verso; il rap chiaro dal primo ascolto che non impone grossi sforzi di comprensione; il rap che alla sua base ha una linea melodica e una sua musicalità, perchè il rap è musica.
Quale è la percezione che hai della scena Hip Hop di Napoli?

Napoli è una città in continuo fervore, dalla quale provengono ottime espressioni artistiche sia nel rap che nel writing, che nella breaking che nel djing e nel beatmaking. In particolare nell’ambito del rap ci sono molti rapper bravi, anche se, mi permetto di dire, non sempre concretizzano e cacciano fuori quello di cui realmente sono capaci. Si potrebbe fare ancora di meglio.
A Napoli, soprattutto in certi quartieri, si vive una situazione socio-politica decisamente difficile. Una prerogativa fondamentale della tua musica è quella di fondere un’ ottima tecnica al microfono con forti messaggi di denuncia orientati proprio in questo senso.
Quali sono, brevemente, le principali problematiche su cui secondo te si dovrebbe iniziare ad agire in modo serio e concreto per migliorare le condizioni di alcuni “quartieri a rischio” ?
E’ una domanda complessa a cui è difficile dare una risposta di poche righe. Ad ogni modo ci vorrebbero seri provvedimenti sociali, economici, politici e giudiziari: “sghettizzare” certi quartieri, imponendo l’obbligo scolastico, creando punti di ritrovo, di associazione dove si potrebbe imparare qualcosa di diverso dallo spacciare droga, rubare, custodire e maneggiare armi; dare sostentamento finanziario a chi ne ha veramente bisogno, attaccare, non con l’esercito, ma con la magistratura il potere dei clan e con lo stesso mezzo togliere di mezzo tutti i politici che li favoriscono.
La scelta della lingua napoletana per le tue rime: si tratta di una precisa scelta tecnico-stilistica o, più semplicemente, di una “non-scelta” che ti è venuta naturale?
Io sono innamorata del mio dialetto per le sue intrinseche qualità musicali, poetiche e ritmiche che mi fanno raggiungere risultati che in italiano non riuscirei ad avere. Penso che una delle fortune dell’ essere napoletani sia proprio quella di poter parlare e cantare in napoletano. Ovviamente non intendo assolutamente denigrare la lingua italiana. E poi il napoletano è la mia madrelingua e in napoletano mi riesco ad esprimere con più immediatezza e naturalezza. Si tratta di una scelta tecnico- stilistica che è venuta da sè, in maniera assolutamente naturale.
Il tuo esordio e’ stato, come si suol dire, “al fulmicotone”. Nel giro di pochissimo tempo due “mostri sacri” dell hip hop italiano (NeffA e Ice one .nda) hanno spontaneamente realizzato dei remix di ” Ghetto”, senza contare l’enorme clamore che l’uscita del tuo singolo ha suscitato tra gli “addetti ai lavori” piu’ attenti. Ti aspettavi un esordio cosi’ esplosivo?
Sinceramente non mi aspettavo che l’accappella di ghetto finisse su un beat da paura di Neffa, corredato da tanto di suo cantato in napoletano. Per me è stato scioccante. Con questo non voglio dire che i remix di IceOne non mi abbiano entusiasmato, ma solo che il remix di Neffa era talmente inaspettato che non l’avrei mai potuto immaginare.

Il tuo lavoro esce per la Jet Pilder Records. Dicci qualcosa di più in merito alla tua etichetta…
E’ una piccola etichetta indipendente, di proprietà di Vinch, che è il mio beatmaker, orientata quasi esclusivamente verso il rap napoletano. Fino ad adesso sono usciti col suo marchio i dischi dei 13bastardi, Ghetto (vinile mix a 12”) e Ghetto remix.
Parliamo delle produzioni: come e da chi vengono prodotti i beats dei tuoi lavori?
Sono prodotti da Vinch nella maniera old-school, cioè campionando e mettendo assieme frammenti musicali presi esclusivamente da dischi funk e soul in vinile. La sua strumentazione è composta da due giradischi, da due campionatori e da un registratore a bobina.
So che il tuo singolo d’esordio “Ghetto ” è stato pubblicato anche sulla compilation “Napolizm” (diffusa a New York) ed e’ stato inserito nella playlist di una web radio newyorkese. Che riscontri ha avuto il tuo sound negli Stati Uniti?
So che quella compilation è in vendita a New York, e una web radio newyorchese ha inserito ghetto nella sua programmazione dell’ottobre 2005. evidentemente gli era piaciuto il pezzo…
Per concludere ecco la consueta domanda rituale: quali sono i tuoi progetti per il futuro?

++All photos © Jet Pilder Records & Claudia Nuzzo++
Posted by: Simone Ferraro




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