Winston McAnuff & Java ‘Paris Rocking’
Autore: Simone Ferraro | Categoria: Music
Nell’ ottobre del 2005 Winston Mc Anuff, cantante giamaicano della grande epoca del reggae, si trova in Francia. Qui incontra R Wan e Fixi del gruppo Java, suoi compagni di etichetta alla Makasound. Ha inizio una serie di session di registrazione notturne che porterà alla genesi dell’ interessantissimo album ‘Paris Rockin’’.
Quattro sedute di registrazionie informali il cui unico scopo è quello di unire musicisti ed amici: la situazione impiega poco tempo a trasformarsi in una festa. Il risultato sono una decina di brani che vengono prontamente arrangiati dal talentuoso poli-strumentista francese Fixi, che impreziosisce le tracce con ottoni , corde, percussioni e fisarmonica. L’ultimo tocco viene dato dai cori ad opera dei Bongos,storico trio reggae.
Il tempo di mixare il tutto e ‘Paris Rockin’‘ è fuori. In tutta la sua freschezza.
Figlio di pastori jamaicani, dopo 3 album realizzati tra gli anni ‘60 e gli anni ‘80 Winston McAnuff abbandona il reggae e si dedica a nuove esperienze. Viaggia per il mondo fino al 2000, anno in cui, a Parigi, viene coinvolto nella nascita di una nuova etichetta, la Makasound. In questo periodo si ri-avvicina alla musica , ma il suo approccio è ormai cambiato. Quello di Winston non vuole essere più reggae, ma un raffinato mélange di soul, jazz, funky, dub…ciò che rimane di reggae è il mood sullo sfondo di una Parigi mulietnica quanto mai affascinante.
Ed è proprio ‘In Paris rockin’’ che trova perfetta espressione la tipicità del suo suono, anche grazie alla collaborazione dei componenti del gruppo Java che riescono a lavorare in modo esemplare sulla personalità musicale di Winston .
Con ‘Paris Rocking’ ci troviamo di fronte ad un disco in cui è il raffinato eclettismo a conquistare fin dal primo ascolto.
L’album si apre con ‘Wandering drummer messanger’ e ‘Rock Soul’, due tracce in grado di ammaliare con le loro atmosfere soul/roots. L’ascolto procede con ‘Paris rockin’’ ed il suo sapiente arrangiamento di archi, ottoni e fisarmonica a mettere in chiaro , se ancora fosse il caso, la genuinità e la qualità del progetto. La festaiola ‘Wretched state’, l’incedere funky di ‘Ras child’ e quello dub di ‘Quite Room’ sono solo altri elementi in grado di fare apprezzare ulteriormente il disco.
Certo in alcun passaggi sembra di sentire un Ben Harper dei tempi d’oro invaghito di Parigi, ma anche questo, in fondo, non può che essere un pregio.




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