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Takana Zion (Intervista)

Filed under: Interviste | Data: 22/12/2007

Abbiamo avuto l’occasione di scambiare qualche battuta con il giovanissimo guineano Takana Zion, in Francia per una data del suo tour europeo. Giudicato da molti come una delle più interessanti promesse del reggae africano, non può certo definirsi un tipo facile da intervistare. Soprattutto perché risponde usando molti termini Iyaric (vocabolario rastafariano.nda)…

Già artista Hip Hop, qualche anno fa abbandona il Rap ed abbraccia il Rastafarianesimo ed il suono Reggae. La sua figura, la sua musica e le sue parole trasmettono tutta la consciousness del personaggio, che tende ad apparire come un vero e proprio distillato di misticismo. Del resto se alcuni lo hanno definito il novello Sizzla un motivo dovrà pure esserci. Come testimonia la recensione del suo album pubblicata poco tempo fasu questo sito il suo lavoro ‘Zion Prophet’ suona sostanzioso e ricco di tracce interessanti. In questa chiacchierata Takana Zion ci parla della sua visione del mondo e della musica: una visione quanto mai legata al Rastafarianesimo e difficile da comprendere per l’occidentale medio.

Gli chiediamo quale sia il suo rapporto con l’Africa e quello con la Jamaica del reggae:

L’ Africa è davvero un luogo sacro ed io ringrazio il signore onnipotente per avermi concesso l’onore di essere un Nero Africano. La mia missione è principalmente quella di rendere la mia razza una forza economica, soprattutto per permettere alla mia gente di ritornare al Continente Madre

Takana si sta qui riferendo ad un punto fondamentale della religione Rastafariana: il ritorno in patria dei figli della cosiddetta Diaspora Nera, gli schiavi neri sparsi per il mondo. Continua:

Io mi rivolgo soprattutto a quegli africani che vivono nei Caraibi: ho avuto modo di constatare come loro conoscano la storia dell’ Africa più che gli stessi africani che in quel continente ci vivono da sempre. Ho imparato davvero tantissime cose da loro sia a livello musicale che storico, politico e spirituale. Alla luce di tutto questo la cosa migliore che posso fare è di diffondere con la mia musica un messaggio in relazione al loro rientro in Africa.

Quando gli chiediamo di come si sia avvicinato alla musica ci fornisce una risposta decisamente misticheggante:

In qualche modo possiamo dire che ho iniziato a fare musica il giorno stesso in cui sono nato. Il mio primo vagito ha testimoniato come Dio sia anche parola, e la parola sia ritmo. Viene da se che la vita stessa è musica.

Del resto Takana ha fatto della spiritualità una ragione di vita . Si è infatti recato per una sorta di viaggio spirituale di iniziazione in Mali, qualche tempo fa. Ci racconta qualcosa di quella esperienza:

In realtà non si è trattato propriamente di un viaggio di iniziazione. Ho vissuto sulle Lassa Hills per otto mesi con alcuni Rastafariani di matrice islamica. Abbiamo diverse visioni del Rastafarianesimo ma abbiamo convissuto in totale armonia. Questo viaggio mi ha fatto capire come Dio, dall’alto della sua onnipotenza, sia colui che ti permette di rispettare la altrui visone del mondo ed allo stesso tempo ti permette di continuare ad essere te stesso.

Il giovane guineano è quindi passato nel giro di poco tempo dal cuore spirituale dell’ Africa alle luci della ribalta europea. A questo proposito gli chiediamo quale sia il suo approccio attuale verso la musica reggae e quali riscontri stia avendo il suo tour europeo:

E’ molto semplice. Io utilizzo la musica reggae per diffondere attraverso il mondo il messaggio di Jah (Dio) e per contribuire concretamente a creare delle occasioni di sviluppo economico: sono convinto che la musica possa diventare una importante risorsa economica per il continente africano.
Se poi mi chiedi di che riscontro stiano avendo in miei messaggi qui in Europa

sono sincero: l’unica cosa che mi interessa ricevere dall’ Europa è uguaglianza di diritti e giustizia verso l’Africa!

Il suo album è caratterizzato da un costante ‘switch’ linguistico fra inglese, francese ed altre lingue Africane come il Soossou e il Malinke. Ci parla di questo aspetto del suo album…

Per quanto riguarda le molte lingue che uso ti dirò..si tratta di una situazione naturale, non di una scelta artistico-musicale. Io Sono un africano di etnia Sossou e la mia matrigna appartiene ai Malinke, quindi conosco entrambi questi idiomi. Poi a scuola ho imparato l’inglese ed il francese…

Musicalmente il disco è comunque ricco di stili e sonorità differenti…

Diciamo che dipende molto da come mi sento in un determinato momento. In ogni caso si può dire che io li ‘senta’ tutti e che quindi li ami tutti…

Prima di concludere gli chiediamo quali siano a suo parere i pezzi più riusciti dell’album:

Non è facile dare una risposta a questa domanda. Io cerco di mettere tutta la mia energia e la mia voglia di fare in ogni pezzo. Credo che la cosa migliore che tu possa fare sia quella di giudicare con le tue orecchie.


++All Photos © Makasound – Tilt Music – Takana Zion++

Posted by: Simone Ferraro


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