Working Vibes (Intervista)
Filed under: Interviste | Data: 19/12/2007
I Working Vibes, gradevole sorpresa del panorama Reggae italiano, diffondono da qualche tempo immediate e coinvolgenti vibrazioni musicali per tutto lo stivale. Le liriche alternano la lingua italiana al dialetto salentino e le produzioni offrono una panoramica su buona parte degli stili e dei ritmi della musica jamaicana. Il loro nuovo lavoro si intitola “Su qualsiasi ritmo”. Più programmatico di così… Scambiamo quattro chiacchiere con Papa Massy MC, una delle voci del gruppo.
Che riscontro sta avendo il vostro nuovo lavoro? Siete soddisfatti?
Siamo abbastanza soddisfatti, soprattutto se pensiamo a quante copie riusciamo a vendere nei live! Il mercato del disco è decisamente in crisi, quindi se la gente viene ai nostri concerti e compra anche il disco con tanto entusiasmo non possiamo che ringraziarli ed essere soddisfatti.
Inoltre questo nostro nuovo lavoro è stato da tutti ritenuto più maturo del precedente. Anche questo ci riempie di gioia e ci fornisce uno stimolo ulteriore per continuare.
Come definireste, sinteticamente, il vostro approccio alla musica reggae?
Un approccio viscerale, una sorta di reazione chimica che si crea tra di noi e si trasforma in “energia reggae”.
Ci piace creare i nostri pezzi lasciando intatta l’atmosfera della spinta creativa iniziale, di quel momento in cui senti che stai creando qualcosa che ti entusiasma. Certo le nostre produzioni vengono poi arricchite ed aggiustate in fase di post-produzione, ma quello che ci interessa è riuscire a mantenere intatto questo mood genuino ed immediato.

Il vostro nuovo album presenta dei suoni molto curati e corposi. Parlateci di come è stato prodotto.
Di sicuro è stata fondamentale la produzione artsitica di Dennis Bovell (noto musicista e produttore già collaboratore di Linton Kwesi Johnson ed I Roy. n.d.r.) che pur lasciandoci la massima liberta espressiva, ha curato i suoni in fase di mixaggio. Poi non vanno dimenticati anche Ciro e Federico dei Michelangelo Bonarroti che ci hanno seguito durante la registrazione dando il loro contributo.
Parliamo proprio di come e nata la vostra collaborazione con Dennis Bovell.
La collaborazione è nata grazie al rapporto che già esisteva tra la nostra etichetta, la Arroyo, e Dennis Bovell. E’ stato molto istruttivo lavorare con lui, che oltre ad essere un ottimo musicista è anche un personaggio molto simpatico ed “alla mano”. E’ una di quelle persone ti che mettono a completa disposizione le loro enormi competenze e ti permettono di migliorare il tuo stile anche se sei un giovane artista che ha ancora davvero molto da imparare. Quindi che altro dire se non: grande rispetto a Dennis Bovell!

Avete avuto la fortuna di accompagnare in alcune date italiane gli Steel Pulse e Ziggy Marley. Avete anche aperto per Manu Chao. Un curriculum che qualsiasi reggae band italiana potrebbe invidiarvi. Come avete fatto ad “infilare” una sequenza così notevole di apparizioni?
Voglia di fare, fortuna, e tanto impegno.
Perché può sicuramente capitarti di aprire il concerto ad uno di questi mostri sacri ma se poi quello che fai sul palco non è all’altezza è facile che non ti ricapiti più!
Venendo però alle singole esperienze una delle soddisfazioni più grandi che abbiamo avuto è stato vedere gli Steel Pulse che erano visibilmente coinvolti dal nostro show, quando stavamo aprendo il loro concerto in Toscana: ricordo di averli visti ballare sui nostri ritmi! Mentre per quanto riguarda me è stato sentirmi dire “ Ehy!…ok Mr Dj!” da Selwyn Brown (membro degli Steel Pulse .nda)! Ti assicuro che è stata una sensazione incredibile!
Pur essendo un gruppo di base in Toscana, nel vostro album si alternano spesso liriche in italiano ed in salentino. A cosa è dovuta questa scelta?
Noi siamo un gruppo che prova a Pisa ma non ci sentiamo legati a nessun territorio in particolare. E’ chiaro che per comodità si tende a dire che siamo toscani… ma siamo un ottimo esempio di contaminazione sociale e musicale. Io salgo sul palco e canto in Salentino. Il perchè è molto semplice: sono salentino!Il nostro gruppo è frutto di un bellissimo fondersi di radici diverse.
Del resto Pisa è una città universitaria…
Certo. Ci trovi ragazzi di tutte le regioni italiane e di tutte le province toscane. A noi non interessa da dove vieni o chi rappresenti, interessa il bagaglio culturale che hai e come sai condividerlo con gli altri.
Si parla tanto di globalizzazione, quindi perché mai si dovrebbe rimanere impressionati se un salentino canta nella sua lingua con un gruppo toscano?
Se poi pensi alla bellissima esperienza dell’ Orchestra di Piazza Vittorio, capisci come possano trovare la propria ricchezza nella contaminazione anche e soprattutto gruppi come i Working Vibes! In ogni caso e la nostra non è una scelta ragionata o commerciale. Siamo solo uomini desiderosi di condividere il loro amore per la musica.
Come pensate possa venire percepita la vostra musica al di fuori dei confini italiani, ad esempio Francia o in Germania?
Con i Working Vibes abbiamo avuto la fortuna di fare una esperienza europea, a Burchen in Svizzera per la precisione. Parlando da cantante, se il pubblico non capisce la lingua, è molto difficile comunicare quello che senti dentro. Quello che comunque durante la nostra esperienza in Svizzera è rimasto intatto era l’atmosfera solare e coinvolgente che si respirava nell’aria! Insomma una buona vibe!
Come sta la Reggae Music in Italia?
La musica in generale non può che godere di buona salute! Quello che ci preoccupa però è il ‘Sistema musica’. Sta mutando in modo impressionante: spero che il reggae dia il suo contributo per farlo mutare in meglio!

++All Photo © Wrking Vibes++
Posted by: Simone Ferraro




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